sabato, 08 dicembre 2007 | in : faccio cose vedo gente, inverno al confine, la y10 viola
Finalmente è arrivato il freddo: quello vero, quello che diventa un tutt'uno con la dannata umidità al novantapercento e ti penetra nelle ossa attraverso strati di giubotti, maglioni, camicie e t-shirt. Alla fine arriva sempre, anche in questa punta estrema del sud dove l'estate sembra aggrapparsi ad ogni minima possibilità di trascinarsi avanti fino a novembre. Arriva quando ormai sei rassegnato a passare un natale con l'albero di banane al posto di un più invernale abete (o giù di lì).

Succede che ti svegli una mattina come tante altre per andare in università, ti vesti nello stesso modo in cui ti sei vestito per i due mesi precedenti, esci in strada e realizzi che l'aria è gelata e tu hai solo un maglioncino per fronteggiare i dieci gradi delle sette am, ma sei già in ritardo di venti minuti buoni quindi non puoi ritornare su in casa a prendere le dovute contromisure.
Allora non resta che confidare nel riscaldamento della fedele Y10 viola: rigorosamente priva di aria condizionata (ché si è vintage), prima di avere un po' d'aria calda c'è da aspettare che il motore si riscaldi a dovere, ed intanto sei già a metà strada e le estremità hanno iniziato ad ibernarsi perdendo ogni sensibilità. Ora, l'efficente impianto di riscaldamento di una Y10 dell'89 funziona in questo modo: c'è un buco sul cruscotto che prende l'aria dal cofano dell'auto, là dove c'è il motore, e te la spara dritta nell'abitacolo a velocità e direzione variabile. Ingegnoso, non c'è che dire. Peccato solo che, dopo i primi cinque piacevoli minuti di calore artificiale, l'aria dell'abitacolo inizi a saturarsi di una quantità potenzialmente letale di monossido di carbonio provocando una piacevole quanto pericolosa sensazione di stordimento misto sonno. Mentre le palpebre diventano pesanti e i movimenti si fanno lenti lenti, l'unica è aprire il finestrino e tirare una bella boccata: e poi si meravigliano se sei sempre raffreddato.

Comunque, io lo aspettavo, il freddo invernale vero: il cielo la mattina è più profondo e più celeste (oggi no, ch'è nuvoloso), e camminare solo per Lecce sotto svariati strati di vestiti, le mani nel caldo delle tasche e la faccia per metà nascosta nel collo del cappotto e la musica nelle orecchie e i pensieri nella testa, tutto ciò crea un filtro tra te e il resto del mondo. Mi piace, l'inverno.
EgoManiacKid @ 13:21 | commenti (3)(popup) | commenti (3)