sabato, 23 febbraio 2008 | in : revisited art
San Sebastiano vs Robin Hood

Antonello da Messina, 1476 ca. - Olio su tavola
Dresda, Gemaldegalerie
EgoManiacKid @ 01:15 | commenti (8)(popup) | commenti (8)
Per esempio, quando in un cinema capiti di fianco all'individuo che non può fare a meno di commentare (quasi sempre banalmente) più o meno ogni scena del film insieme a chi lo accompagna; se senti la necessità incontenibile di fare conversazione potresti optare per una birra al pub o per un 144, no? E tu dietro smettila di agitarti e prendere a calci il mio schienale con cadenza fissa di due colpi ben assestati ogni cinque minuti! Chiedo troppo?

PS: quando la notte inizi a sognare di essere con una combriccola di Spartani a fondare una colonia in Sicilia ed in quel mentre arrivano dei Cartaginesi che vogliono menarvele di santa ragione (e non ho ancora visto 300, eh), forse vuol dire che hai esagerato con la full immersion nella tesina di Storia Greca.

"There's more to life than books you know,
but not much more"


EgoManiacKid @ 01:02 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
martedì, 05 febbraio 2008 | in : musica, cinismo e fastidio
Lasciando un commento a questo post esprimerai il tuo consenso a porre fine all'abuso indiscriminato ed immotivato del termine "indie" nelle pagine dei gruppi su myspace.

Questa moratoria è supportata da Giuliano Ferrara (che ha già iniziato uno sciopero della doccia, quindi se non volete morire asfissiati vi si consiglia caldamente di sottoscrivere) e da Mino Reitano, l'unico vero artista indie italiano (qui un rarissimo video in cui suona la chitarra insieme ai Pulp: lui, lo avrete riconosciuto tutti, è quello in camicia rossa).
EgoManiacKid @ 16:46 | commenti (6)(popup) | commenti (6)
sabato, 02 febbraio 2008 | in : musica, recensioni, from indie for bunnies
Questa recensione si può leggere anche su Indie For Bunnies

Mettiamo subito un paio di cose in chiaro. Punto uno: saranno pure giovanissimi, ma questi quattro ragazzi dello Yorkshire sanno il fatto loro. Sanno come fare a far muovere il culo alla gente. E non è roba da poco, conoscere il segreto per far muovere il culo alla gente. Loro sanno come fare. Non è roba da poco, ché in fondo la musica per fare breccia, o ti fa piangere, o ti fa muovere il culo. Gli Harrisons riescono meglio quando puntano a far dimenare i fondoschiena, non c’è dubbio. E sanno come fare il loro sporco lavoro.
Punto due: essere di casa ad Hillsborough, sobborgo di Sheffiled, non vuol dire automaticamente suonare come gli Arctic Monkeys, cazzo! Se una band ficca in una manciata di canzoni un basso galoppante ed una batteria nervosa, ed ha la fortuna di venire da quel bucolico eden musicale che è lo Yorkshire oggi, non scomodate le dannate scimmie artiche ad ogni occasione qualora ne dobbiate parlare (o scrivere). Non è necessario, sul serio: in cambio avrete la mia eterna ed inestimabile gratitudine.

HarrisonsNo Fighting In The War Room è figlio di ben altri padri, primi fra tutti i numi tutelari di certo punk rock britannico, rispondenti al sacro binomio Strummer & Weller. Si aprono le danze e fin da subito con “Dear Constable” gli accordi della chitarra ti arrivano dritti in faccia come cazzotti nel gelido inverno fuori da un pub di Sheffield, ti stendono sull’asfalto freddo e umido tra le case di mattoni rossi mentre la sezione ritmica disegna geometrie alla Clash più danzerecci. Energia pulsante e incazzature giovanili scorrono tra i solchi di questo disco (o tra le decisamente meno poetiche combinazioni binarie di uno e di zero di questo cd), essenziale e sfrontato come solo batteria, basso e due chitarre possono essere. Gli Harrisons shakerano  insieme i Jam ed i Verve, i Long Blondes con i Libertines, upbeat e dancefloor, punk e colletti blu, e ne viene fuori un disco ruvido e disarmante nella sua ingenuità, eterogeneo e dannatamente british.

Ci si può ballare su, pogare e cantare a squarciagola fino a perdere la voce, su certi ritornelli. Pezzi come “Man Of The Hour” o “Monday’s Arms” sono quasi degli inni, due accordi di chitarra e dei testi crudi e diretti per un “Combat Rock” ad uso e consumo della generazione nu-rave. Non c’è storia, questi quattro ragazzi di Sheffield conoscono il segreto per far muovere i fondoschiena. E non è roba da poco.

Voto: 7/10


Harrisons - No Fighting In The War RoomHarrisons - No Fighting In The War Room


1. Dear Constable

2. Man Of The Hour
3. Wishing Well
4. Little Boy Lost
5. Simmer Away
6. Take It To The Mattress
7. Listen
8. Monday's Arms
9. Medication Time
10. Sweet Crystal
11. Blue Note
12. Come For Me

EgoManiacKid @ 20:00 | commenti (1)(popup) | commenti (1)