In ossequio alla più squisita banalità da blogger, ecco la mia personalissima classifica (già pubblicata su
Indie For Bunnies) di quello che più mi è piaciuto e che più ha girato nel mio lettore cd nella trecentosessantacinque giorni da poco conclusasi. Ovviamente appena compilata e postata già l'avrei (quasi) totalmente stravolta; sicuramente avrei inserito gli
Altro, che però ho ascoltato fuori tempo massimo e me ne pento. Ma tant'è, eccola qui:
#1 - Digitalism - Idealism (Astralwerks/EMI)
Il disco che riassume un anno, sublimazione perfetta di elettronica e rock in un unico corpo. Un lettore mp3 e le strade di Parigi in sottofondo. Tappezzate di adesivi: Digitalism.
#2 - The Good, The Bad & The Queen - S/T (Virgin/EMI)
Paul Simonon e Damon Albarn + Danger Mouse dietro al tavolo dei bottoni: già i nomi sono una garanzia. E la musica è ancora migliore di quanto ci si potrebbe aspettare: questa è poesia in note, decadente ed estemporanea. Una polaroid di inizio millennio. E non chiamatelo “supergruppo”.
#3 - Le Luci Della Centrale Elettrica - S/T (autoprodotto)
E’ difficile che un album mi prenda tanto quanto è successo con questo: sarà che Vasco qui parla della mia generazione, della generazione cresciuta tra ecomostri e aria precaria, ed in ogni verso urlato o sussurrato ci puoi ritrovare un po’ di te. Rabbia corrosiva ed alienante impotenza. Cosa resterà di questi anno zero? Questo disco, almeno per me.
#4 - M.I.A. – Kala (XL)
Rap, pop, dancefloor, world music, disco, funk “tamarro”, testi impegnati, Clash e Pixies: Maya Arulpragasam riesce a far entrare di tutto nel suo calderone sonoro, e mescola ogni cosa con uno stile unico. Per dirla con le parole della stessa M.I.A., "il ritmo di questo disco ucciderà tutti".
#5 - Justice - † (Ed Banger)
Un disco “cattivo” come quelli dei migliori Daft Punk. I due dj francesi danno il meglio nei loro set mistici ed infuocati; ma il disco, spudoratamente pomposo fino al kitch già dalla copertina, sa far tremare l’intero condominio.
#6 - Blonde Redhead - 23 (4AD)
Sensualità ed eleganza in chiave pop. Un disco dai colori evanescenti, il suono del trio nippo-italiano ridotto al minimo storico, smembrato e poi ricomposto con infinita classe. Se ogni disco ha un luogo e un momento ideale, “23” andrebbe ascoltato durante un viaggio in solitaria in posti sconosciuti, rigorosamente all’alba.
#7 - Klaxons - Myths Of The Near Future (Polydor)
Non sanno suonare, non fanno nulla di nuovo, sono figli dell’hype sconsiderato e di myspace, si proclamano alfieri della nu-rave, che è un po’ come dire “l’isola che non c’è”: insomma, chi più ne ha più ne metta. Loro se la ridono, fanno muovere i fondoschiena di mezzo mondo, e quando tra qualche anno si parlerà del 2007, qualcuno sicuramente si ricorderà dei Klaxons.
#8 - Black Rebel Motorcycle Club - Baby 81 (Sony)
Tornano elettrici, dopo la virata di Howl, e lo fanno in grande stile, i tre B.R.M.C. Un album tiratissimo, tra psichedelia sbilenca e rievocazioni country: qui non c’è tempo per prendere il fiato.
#9 - Enon - Grass Geyser... Carbon Clouds (Touch & Go)
Esce in chiusura d’anno, questo bel dischetto, quindi è ancora fresco di heavy rotation nel mio lettore mp3; fosse venuto alla luce prima, forse non sarebbe sopravvissuto alla prova del tempo. Resta il fatto che il disco ha la giusta dose di riff, e suona come i Pixies in gita fuori porta con i Sonic Youth.
#10 - Soulwax - Most Of The Remixes (Parlophone)
La definizione di groove racchiusa in due cd. I fratelli Dewaele remixano di tutto, dai Gossip ai Justice a Kilye Minogue, e il loro marchio di fabbrica è impresso a fuoco su ogni singolo secondo di registrazione. Si divertono e soprattutto fanno divertire. Da tenere a portata d’autoradio.