giovedì, 22 novembre 2007 | in : musica, recensioni, from indie for bunnies
42 RecordsPrima di tutto, una comunicazione importante: nasce 42 Records, nuova etichetta indipendente dell'italica terra. E parte bene, con una compilation tutta da scaricare gratuitamente qui. Avanti, scaricate ed ascoltate. Un in bocca al lupo per una lunga vita a 42 Records ed un grazire ad Onanrecords per la segnalazione sul suo blog.

Detto questo, ecco un'altra recensione, questa volta sugli amati e odiati, in ogni caso discussi, Babyshambles di Pete Doherty (anche questa la si può leggere su Indie For Bunnies). Aspetto i commenti su un disco (o meglio su un personaggio) che non può lasciare indifferenti: al mio via scatenate l'inferno!


BabyshamblesButtare giù quattro righe sull’ultimo disco sfornato dai Babyshambles non è affatto cosa facile, almeno per un paio di motivi. Primo: a me Pete e i suoi gruppi, prima i Libertines e poi quello di oggi, sono sempre piaciuti. Secondo: è costantemente in agguato lì dietro l’angolo il rischio di ritrovarsi a parlare solo di Mr. Doherty, “enfant terribile” e mascotte bistrattata dell’Inghilterra blairiana. Fiumi di inchiostro, quintali di pellicola fotografica e miriadi di servizi televisivi si sono sprecati per disquisire di volta in volta delle sostanze che circolano nelle vene di Pete (o in quelle del suo gatto), delle top model che gravitano attorno alla sua camera da letto, delle sue gite tra cliniche di disintossicazione e patrie galere britanniche.

Con Shotter’s Nation però i Babyshambles riescono a mostrare al mondo di essere qualcosa in più di un gruppo da tabloid e paparazzi; e in questo disco, a differenza di quanto nel precedente Down In Albion, i quattro suonano sul serio come una band e non come un giocattolo nelle mani di Doherty. Al produttore Stephen Street (Smiths e Blur nel suo curriculum dovrebbero bastarvi come referenze) va il merito di essere riuscito a fare quello di cui non era stato capace l’ex-Clash Mick Jones dietro la consolle su Down In Albion: imbrigliare l’impeto creativo del gruppo e plasmare il tutto in forma di un disco.
Shotter’s Nation infila dodici pezzi che sono la summa di quanto il rock albionico abbia espresso negli ultimi trent’anni: rock nudo e crudo, chitarre e sudore, e zero orpelli electro-indie che fanno tanto cool nel Babyshamblesnome del nu-rave e della contaminazione. I Babyshambles riescono meglio proprio sui pezzi lasciati più sporchi, quando imbracciano i loro strumenti e danno una lezione su quella che è l’anima del rock made in UK. Rock  svezzato in un garage nei sobborghi di Londra o tra i sottobicchieri e le pinte di un pub fumoso, e non attorno alla scrivania lucida di un manager in giacca e cravatta di una qualsiasi casa discografica.
Si parte con il riff sbilenco di “Carry Up The Morning” che fa molto Libertines, tanto per non dimenticare quello che è stato. E poi si continua citando tutto quello che c’era da citare: i Kinks dell’azzeccatissimo singolo "Delivery" ed i Jam, il blues malato di “There She Goes” ed i Clash, e poi ancora gli Smiths, gli Stone Roses e gli Who, passando per i Pulp ed i fratelli Gallagher. Il tutto condito dai testi di Doherty, che di certo è uno che di materiale su cui scrivere ne avrà in abbondanza.

Insomma, gli ingredienti ci sono tutti e sono anche mescolati per bene e cotti al punto giusto; forse qualche spezia in più avrebbe reso il tutto ancora più gustoso, perchè se proprio un limite si deve trovare, allora si può dire che in Shotter’s Nation i Babyshambles vanno sul sicuro, senza mai osare più del minimo necessario. Ma al giorno d’oggi Doherty e soci sono tra i pochi a riuscire nel coniugare l’estetica e la filosofia del rock con la buona musica. E scusate se è poco.

Voto: 8+/10


Tracklist:
Babyshambles - Shotter's Nation
1. Carry On Up The Morning Download now
2. Delivery
3. You Talk
4. UnBiloTitled
5. Side Of The Road
6. Crumb Begging Baghead
7. Unstookie Titled Download now
8. French Dog Blues
9. There She Goes
10. Baddie’s Boogie
11. Deft Left Hand
12. Lost Art Of Murder
EgoManiacKid @ 16:59 | commenti (7)(popup) | commenti (7)
martedì, 20 novembre 2007 | in : musica, recensioni, from indie for bunnies
Visto che non sono fuori dal tunnel (cioè, sono fuori ma all'uscita c'era un altro cartello che diceva "attrenzione, altro tunnel!", e insomma il fatto é che m'ha spostato l'esame di quindici giorni, ed io sono privo di memoria a lungo termine, che m'hanno programmato solo con la RAM la quale si cancella ad ogni riavvio di sistema), vabbè, tagliando corto ecco una recensione (stagionata) di un gruppo veramente valido, che potete leggere anche su Indie For Bunnies.

Muzak I Muzak sono “l’altra faccia di una medaglia”, la faccia rivolta verso il basso, quella celata alla vista. Spuntano dal sottobosco musicale con un lavoro che è un piccolo scrigno contenente 13 gemme di rara bellezza. E come ogni tesoro che si rispetti, sono ben nascosti, bisogna saperli scovare nel marasma di gruppetti usa & getta. Ad ascoltare i pezzi del loro esordio In Case Of Loss, Please Return To: ci scommetteresti che vengano da nebbiose città anglosassoni o da freddi paesi scandinavi con le case in tinte pastello e la neve sui tetti a spiovente. Invece no, sono ben altre le latitudini dei Muzak: 40° parallelo a nord dell’equatore, estrema periferia sud est d’Italia, Salento: più vicini al Tropico che al Circolo Polare.
Ma non ci sono racconti di torride notti estive tra una pizzica e mille zanzare, né spiagge assolate e terra rossa di quella tanto decantata quanto inconsistente Giamaica italiana, nelle note dei Muzak. Il loro suono è quello delle onde di un inquieto mare invernale che sfoga sé stesso contro scogli nervosi, è il rumore di immobili distese di ulivi secolari squarciate all’improvviso da un temporale violento quanto rigenerante, è la quiete di paesini dimenticati da Dio dove l’inverno è un letargo troppo lungo, e anche una sala prove può servire a scuoterti da un ovattato torpore.

Non si lasciano classificare facilmente, i quattro Muzak, e questo gioca a loro favore: sanno disorientare l’ascoltatore con canzoni che ruotano intorno all’alchimia perfetta tra i suoni più eterogenei. Violini (quello di Paul de Jong dei The Books) e suonerie di cellulari, moog e fiati, chitarre elettriche e fisarmoniche, distorsioni e bande di paese, ogni elemento è al posto giusto eppure niente sembra mai scontato o banale. Esplosioni repentine rincorrono delicate e malinconiche suite strumentali spruzzate di psichedelia; tra le chitarre acustiche fa capolino l’elettronica (“Oxygen, Opiates And Other Pale Ideas” inizia come i migliori Radiohead dell’era Kid A), e una voce mai invadente si adagia qua e là. E poi c’è un pezzo come “If Me You Fly I Am Your Wings”, il climax dell’album, che apre con una nenia decadente e degrada nella marcia funebre finale.

Passione allo stato puro permea in ogni pezzo: è un disco che trasuda Passione, questo. Etichettarlo come post-rock sarebbe stato troppo semplice e riduttivo; esprimere con le parole tutto quello che contiene la musica di In Case Of Losss… è impresa titanica: solo le note possono parlare di sé stesse. Ogni posto ha i suoi inverni: Muzak è il suono dell’inverno in una terra di periferia.

Voto: 9,5/10



Tracklist:Muzak - In Case Of Loss, Please Return To:

1. The Holy Graal Is Buried Under The Football Ground
2. In Case Of Loss
3. First Time: Only Supernaut
4. Cathedrals In The Desert
5. The Trojan Horse Is Buried Under The Football Ground
6. Oxygen, Opiates And Other Pale Ideas
7. First Time: Only Supernaut (Coda)
8. Telemachus Is Walking On Arvasì
9. Keny. Lanisgoo.
10. In Case Of Dream Without Numbers
11. The Black Holes Help Us To Understand Our Next Microscopical Life
12. If Me You Fly I Am Your Wings
13. Sad Hydrogen And Small Hard Tack Fish
EgoManiacKid @ 15:17 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
martedì, 13 novembre 2007 | in : faccio cose vedo gente
Domani finalmente (comunque vada) sarò fuori dal tunnel di Storia Medievale, il che significa tornare a condurre una vita normale, ovvero:

- smettere di fare i quiz mentali del tipo associa l'evento ad una data nei momenti più improbabili, per esempio mentre gioco a calcetto o quando nel mezzo di una cena dovrei dire qualcosa di interessante e invece penso ad assurde successioni di papi e crociate e trattati di pace;
- uscire da casa prima delle 20:00 e passare più tempo con una persona che non vuole essere linkata;
- togliersi il pigiama alla luce del sole, non quando inizia la sigla del tg1 della sera;
- ascoltare un pacco di dischi usciti nell'ultimo mese (ché quando studio devo ascoltare per forza cose che già conosco, se no la roba mai sentita prima mi distrae, e comunque non funziona bene da sottofondo);
sono fuori dal tunnellellelle!- leggere uno virgola cinque copie arretrate di Blow Up;
- leggere Norwegian Wood di Murakami in maniera decente (non in collages di frammenti della durata massima pari a cinque minuti);
- sistemare i cd in ordine alfabetico, comprare una cartuccia a colori e stampare taaaante copertine;
- recuperare un minimo d'equilibrio psichico.

...vedo la luce, vedo la luce... [da pronunciarsi con voce affannosa e sofferente]
EgoManiacKid @ 12:05 | commenti (7)(popup) | commenti (7)
venerdì, 02 novembre 2007 | in : faccio cose vedo gente, riflessioni insane
...tipo, un armadietto che non serviva più e che con sei assi di legno inchiodate all'interno diventa un meraviglioso mobiletto porta cd tutto mio; peccato solo che nella foto fosse ancora in fase di riempimento, mentre ora è completamente pieno in tutti i ripiani e di cd ne restano ancora. In compenso dopo svariati anni posso vedere nuovamente le pareti della mia stanza.


Intanto preparo Storia Medievale per la specialistica e rifletto per l'ennesima volta sulla dannosità (non inutilità, bensì dannosità) storicamente comprovata delle religioni; il Crisitanesimo Cattolico poi, tra tutte, è stata da sempre la religione più cancerogena.


Chi l'avrebbe mai detto che una canzone stronzissima come "Can't Get You Out of My Head" di Kylie Minogue potesse essere trasformata dai Soulwax in un pezzo very cool!?!
EgoManiacKid @ 01:15 | commenti (5)(popup) | commenti (5)