Inizio a meditare seriamente sul fatto che o porto sfiga, oppure gli scavi archeologici sono allergici a me, il che costituirebbe un grave problema per il mio futuro. Dopo il primo scavo sospeso qualche settimana fa, nuovo record personalissimo oggi: poco più di due ore e si torna a casa dopo aver smontato parte del basolato di un paese, ché qualcuno s'era scordato che proprio su quella strada tra qualche giorno ci deve essere la festa patronale... e vabbè.
Ora, se porto sfiga però si aprono tuttavia delle nuove ed interessantissime prospettive di carriera: per la modica cifra di 50 € al giorno più le spese potrei piazzarmi in un negozio che vi fa concorrenza o il cui proprietario semplicemente vi sta sulle palle, e nel giro di una settimana quello chiuderà definitivamente. Pensate alle alternative: potrei piazzarmi in una scuola il giorno di un compito in classe, in università, chiese (magari se c'è un matrimonio che non s'ha da fare, è un idea no?), stazioni ferroviarie, basi militari, stadi (partita decisiva? non c'è problema, se necessario nevicherà anche in agosto), ippodromi, distillerie e insomma ovunque. Interessante, no?
Ah, dimenticavo: anche io ovviamente ho uno splendido contratto a progetto; quando a Ballarò o da Maurizio Costanzo parlano di precari, posso guardare quello un po' triste e smunto dall'altra parte dello schermo con un misto di condivisione ed orgoglio. Sono un prodotto della mia epoca! Sono soddisfazioni, eh.
Ora, se porto sfiga però si aprono tuttavia delle nuove ed interessantissime prospettive di carriera: per la modica cifra di 50 € al giorno più le spese potrei piazzarmi in un negozio che vi fa concorrenza o il cui proprietario semplicemente vi sta sulle palle, e nel giro di una settimana quello chiuderà definitivamente. Pensate alle alternative: potrei piazzarmi in una scuola il giorno di un compito in classe, in università, chiese (magari se c'è un matrimonio che non s'ha da fare, è un idea no?), stazioni ferroviarie, basi militari, stadi (partita decisiva? non c'è problema, se necessario nevicherà anche in agosto), ippodromi, distillerie e insomma ovunque. Interessante, no?
Ah, dimenticavo: anche io ovviamente ho uno splendido contratto a progetto; quando a Ballarò o da Maurizio Costanzo parlano di precari, posso guardare quello un po' triste e smunto dall'altra parte dello schermo con un misto di condivisione ed orgoglio. Sono un prodotto della mia epoca! Sono soddisfazioni, eh.
EgoManiacKid @ 23:31 | commenti (6)(popup) | commenti (6)

1990 quando in quel di Cuneo muoveva i primi passi lady Marlene Kuntz; cinque anni e molto sudore dopo nasceva Catartica, poi ecco Il Vile e ancora tanto, tanto altro.
E’ un album sull’amore, Uno: da quello ideale e vagheggiato in “Musa” a quello più fisico e spinto di “Sapore di Miele”, a quello che si conclude lasciando dietro una scia di tormenti e spasimi (“Uno”). C’è la figura femminile al centro di ogni cosa, Musa e fonte di ispirazione di melodie e parole. Ci sono le fascinazioni di Godano per la letteratura russa, Nabokov su tutti. E c’è un disco che lascia spiazzati, un disco dalle tinte tenui e dalle chitarre rarefatte, lontano da ogni clichè rock, un disco da ascoltare più e più volte, da penetrare e da vivere con tutti i sensi. Affiorano suoni nuovi, come nell’incedere molto caposseliano di “Fantasmi”, testo al vetriolo ed un Godano quasi invasato, oppure in “Uno”, nella quale si scorgono frammenti dei migliori CSI, o ancora nelle magnificenti aperture orchestrali de “






