
[Seth Cohen nell'istante in cui realizza di essere sempre stato un inconsapevole fan dei Velveteen, e si accinge a strappare il biglietto del concerto dei Death Cab For Cutie]
La Cogne della scena indie: se ne parla qui, qui, qui, qui e poi ancora qui.
Io mi chiedo: fosse giunto in redazione il disco dei misconosciuti crucchi Velveteen nella sua anonima (ed odiosa, che già vale mezzo voto in meno) bustina di plastica trasparente, su CD-R, titolo scritto con pennarello, corredato di copertina stampata "a getto di inchiostro", bene, questo disco che trattamento avrebbe ricevuto? Avrebbe mai avuto la minima possibilità di entrare nel novero delle nomination a "disco del mese"? Si sarebbe letta una recensione speculare a quella pubblicata, unica differenza Velveteen sta per DCFC? O forse il tutto sarebbe stato liquidato con quattro righe neutre ed un'inoffensiva sufficienza politica?
E se il voto viene dato solo ad un nome, che senso ha tutto il resto, recensioni e cliché e inchiostro e cellulosa?
Io mi chiedo: fosse giunto in redazione il disco dei misconosciuti crucchi Velveteen nella sua anonima (ed odiosa, che già vale mezzo voto in meno) bustina di plastica trasparente, su CD-R, titolo scritto con pennarello, corredato di copertina stampata "a getto di inchiostro", bene, questo disco che trattamento avrebbe ricevuto? Avrebbe mai avuto la minima possibilità di entrare nel novero delle nomination a "disco del mese"? Si sarebbe letta una recensione speculare a quella pubblicata, unica differenza Velveteen sta per DCFC? O forse il tutto sarebbe stato liquidato con quattro righe neutre ed un'inoffensiva sufficienza politica?
E se il voto viene dato solo ad un nome, che senso ha tutto il resto, recensioni e cliché e inchiostro e cellulosa?
EgoManiacKid @ 13:52 | commenti (6)(popup) | commenti (6)
ei pochi che passano da questi dimenticati lidi) ed ho capito che appunto questa schioma deve essere qualcosa che risiede nel corredo genetico di chi nasce in questa estrema penisola; è inutile lottarci contro in una battaglia persa in partenza, meglio arrendersi all'ineluttabile esito con borbonica rassegnazione. Fossi nato chessò in Veneto, a venticinque anni magari avrei già un'impresina produttrice di tappi in sughero ben avviata, evaderei le tasse, voterei Lega Nord ed andrei in giro in Mercedes tra uno spritz e l'altro (evviva gli stereotipi).
Canzoni che nascono nei circuiti di un pc e che diventano vive grazie alle note di Gianluca De Rubertis (già negli Studiodavoli) ed alla voce di Alessandra Contini; un cantato quasi sussurrato il suo, una voce fragilissima ed eterea che ricorda quella di Kazu Makino dei Blonde Redhead e ti spinge a maneggiare il disco con cura per la paura che una cosa talmente delicata si possa infrangere al minimo urto. Le due voci si rincorrono qua e là, l’una quasi evanescente, un po' lolita, un po' femme fatale; l’altra, quella di Gianluca, ruvida e consumata dal fumo di troppe sigarette. Creano atmosfere a metà strada tra il decadente e l’ironico, un electro-pop che per loro stessa definizione rifugge le linee rette per esprimersi attraverso spirali cariche di sensuali suggestioni e di ironici equilibrismi, ora in italiano, ora in francese.
Il Genio – Il Genio







No Fighting In The War Room è figlio di ben altri padri, primi fra tutti i numi tutelari di certo punk rock britannico, rispondenti al sacro binomio Strummer & Weller. Si aprono le danze e fin da subito con “Dear Constable” gli accordi della chitarra ti arrivano dritti in faccia come cazzotti nel gelido inverno fuori da un pub di Sheffield, ti stendono sull’asfalto freddo e umido tra le case di mattoni rossi mentre la sezione ritmica disegna geometrie alla Clash più danzerecci. Energia pulsante e incazzature giovanili scorrono tra i solchi di questo disco (o tra le decisamente meno poetiche combinazioni binarie di uno e di zero di questo cd), essenziale e sfrontato come solo batteria, basso e due chitarre possono essere. Gli Harrisons shakerano insieme i Jam ed i Verve, i Long Blondes con i Libertines, upbeat e dancefloor, punk e colletti blu, e ne viene fuori un disco ruvido e disarmante nella sua ingenuità, eterogeneo e dannatamente british.
Harrisons - No Fighting In The War Room
Ten Kens - Ten Kens







